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Qualcosa di me

Chi sono

Sono una transessuale m2f, nata nel ormai lontano marzo del 1962; nonostante conviva fin dalla prima infanzia con il desiderio di essere una donna, ho cercato di accettare la mia realtà biologica fino ad avere nel '96 una tremenda crisi di identità. Non voglio nascondere che il mio tentativo di vita maschile poteva essere considerato del tutto riuscito, vista dall'esterno la mia situazione personale e professionale appariva invidiabile. Ho avuto un'infelice esperienza matrimoniale dal 88' al '92, seguita da una convivenza con una donna che continuo ad amare e stimare e dalla quale ho avuto un figlio nato nel '95.

Mi occupo di progettazione elettronica e informatica professionale: sono responsabile delle attività elettroniche di una media industria meccanica. Ho avuto un percorso professionale piuttosto inquieto: occupo il mio posto attuale dal '95 anni (record personale) ma è il mio quinto impiego come dipendente e per 4 anni ho lavorato come consulente professionista, ma mi è capitato di cambiare lavoro anche solo dopo 6 mesi.

Ricapitolando i risultati dei miei sforzi in un ruolo estraneo posso mettere all'attivo: un solido legame affettivo, un tesoro di bimbo, un reddito più che discreto e persino un'auto aziendale. Voglio sottolineare questi aspetti per sfatare un po' il pregiudizio di chi vede nei transessuali dei disadattati: siamo persone di tutto rispetto!

La mia transizione

La mia "crisi di identità" risale all'inizio del '96, avevo raggiunto tutti gli obbiettivi che consideravo importanti: un solido legame affettivo, un figlio e un lavoro più che soddisfacente; ero però completamente estranea alla mia vita, gli affetti erano diretti ad un personaggio nel quale non mi riconoscevo, ho vissuto un periodo di infelicità inesprimibile.
Sollecitata dalla mia compagna ho iniziato una psicoterapia con una sessuologa di Milano; un anno mi è stato necessario per chiarire la natura del mio disagio, a quel punto è subentrato un sentimento di disperazione: mi era necessario essere una femmina ma ero un maschio, e questo era un dato reale e immutabile! Un altro anno è servito per convincermi che avrei comunque potuto vivere come una donna e ciò che poteva essere fatto agendo sul mio corpo, anche se non mi avrebbe trasformato in una femmina biologica, mi avrebbe comunque consentito un'accettabile qualità di vita. Molto tempo è stato necessario per valutare i possibili costi sociali e affettivi e, importantissimo, l'effetto della transizione su mio figlio. Dopo oltre due anni di psicoterapia ho deciso di intraprendere la transizione; purtroppo la mia psicologa era ostile alla mia interpretazione, e non avrebbe mai accettato di favorire il cambiamento di sesso di una persona con un figlio: non potevo che abbandonarla e rivolgermi ad un centro specializzato.
Ma neppure al M.I.T. è stato facile: un anno di colloqui è stato necessario per consentire alla psicologa di fare la propria diagnosi e accettare la responsabilità nei confronti di mio figlio. Finalmente, nel Marzo del 2000, ho iniziato la terapia medica, dopo 4 anni di colloqui!

Dopo 8 mesi di terapia, nonostante l'abbigliamento maschile, venivo ovunque riconosciuta come donna: ho quindi deciso di comunicare all'azienda la mia condizione e iniziare il RLT. Ho ricevuto la solidarietà unanime dei colleghi e numerose attestazioni di stima; da allora vivo e lavoro serenamente come Valeria.

Nel Luglio 2002 sono stata sottoposta alla riconversione chirurgica del sesso presso il "London Bridge Hospital" di Londra.